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Anche quest’anno sono continuate le uscite di monitoraggio che i biologi dell’AMP di Miramare svolgono sia in collaborazione con la Guardia Costiera di Trieste e di Grado sia con l’ARPA FVG.
Le uscite si sono susseguite mensilmente nel periodo invernale e primaverile e settimanalmente da nel periodo da inizio giugno a inizio settembre. Durante tutte le uscite gli organismi marini incontrati più frequentemente sono stati le meduse.
Sicuramente la più comune è risultata essere il polmone di mare (Rhizostoma pulmo), specie di grandi dimensioni – può raggiungere i 60 cm -, di colore biancastro con il margine dell’ombrella a campana di color violetto. Le braccia orali sono allungate a formare 8 batacchi tra i quali a volte si nascondo piccoli pesci o granchi in cerca di nutrimento e protezione. E’ una specie essenzialmente innocua, dai movimenti lenti ed eleganti talvolta si raggruppa in sciami numerosi.

Medusa polmone di mare (Rhizostoma pulmo) Foto S. Ciriaco

Medusa polmone di mare (Rhizostoma pulmo) Foto S. Ciriaco

La medusa quadrifoglio (Aurelia aurita) è stata avvistata durante le uscite anche in sciami di qualche centinaio di individui soprattutto nei mesi invernali e primaverili. Si tratta di una specie comune in tutti i mari e assolutamente non pericolosa per l’uomo perché le sue cellule urticanti (cnidociti) non riescono a inoculare il veleno sotto la pelle. Servono però a catturare i piccoli organismi del plancton di cui questa specie si nutre.
Deve il suo nome alle 4 gonadi visibili al centro dell’ombrella trasparente che hanno ciascuna una forma ispessita a ferro di cavallo e che disposte insieme ricordano appunto il quadrifoglio. Le sue dimensioni sono attorno alla ventina di centimetri e i tentacoli sono sottili e si trovano al bordo dell’ombrella. Le braccia orali sono nastriformi e piuttosto corte.
Come altre meduse, Aurelia viene mangiata da pesci luna e tartarughe marine ma può anche finire preda di meduse più grandi.

Sciamatura di meduse quadrifoglio (Aurelia aurita) Foto M. Tempesta

Sciamatura di meduse quadrifoglio (Aurelia aurita) Foto M. Tempesta

Nel mese di marzo si è osservato 1 individuo di Aequorea forskalea, idromedusa presente in Adriatico ma non molto comune. A differenza delle più note grandi meduse Pelagia noctiluca o Rhizostoma pulmo che appartengono alla classe sistematica degli Scifozoi, A. forskalea è la generazione medusoide di una specie di Idrozoi Vive in genere in profondità e in mare aperto ma non è raro osservarla in vicinanza della superficie e più sottocosta. Ha dimensioni dell’ombrello variabili da 8 a 25 cm di diametro e numerosi tentacoli lunghi e sottili.
Le meduse del genene Aequorea contengono una sostanza proteica bioluminescente chiamata aequorina che, grazie ad un sistema più complesso che coinvolge ioni calcio e altre proteine, consente loro di emettere lampi di luce violacea in risposta ad uno stimolo pressorio.

Medusa Aequorea forskalea Foto M. Tempesta

Medusa Aequorea forskalea Foto M. Tempesta

Durante il periodo estivo si sono osservati invece molti individui sia adulti che giovanili della medusa Cassiopea (Cotylorhiza tuberculata). Si tratta di una specie endemica del Mediterraneo anche se in Adriatico non è così frequente come il polmone di mare. E’ di grandi dimensioni (diametro di 25-30 centimetri), colore giallastro dovuto ad alghe unicellulari simbionti (zooxantelle) e forma tozza con otto braccia dalle quali si dipartono molti tentacoli che finiscono con dei “bottoni” di colore blu / viola.
La Cassiopea non è urticante per l’uomo e tra i suoi tentacoli possono trovare rifugio piccoli pesci che accompagnano la medusa nei suoi lenti spostamenti.

Medusa Cassiopea (Cotylorhiza tuberculata) Foto Archivio WWF-AMP Miramare

Medusa Cassiopea (Cotylorhiza tuberculata) Foto Archivio WWF-AMP Miramare

Verso la metà di agosto si è avuta una segnalazione della presenza di alcuni individui della cubomedusa Carybdea marsupialis, specie mediterranea affine ad alcune specie tropicali dalla forte azione urticante. Anche la Carybdea mediterranea provoca punture dolorose con bruciore e in alcuni casi formazione di bolle, come una piccola ustione, che poi si riassorbono. Il veleno è termolabile quindi si disattiva con il calore per cui può essere utile utilizzare acqua salata calda per risciacquare la parte colpita.
La sua azione velenosa è dovuta alla sua natura di predatore essendo una medusa che si ciba di pesci anche più grandi di lei. Il veleno serve ad uccidere o immobilizzare la preda che poi viene portata alla bocca che si trova al centro dei tentacoli.
La Carybdea è presente nelle aree più settentrionali dei mari italiani, sempre più frequente lungo le nostre coste. E’ attratta dalla luce e si avvicina alla costa durante la notte; nuota velocemente, è piccola, trasparente, con l’ombrella a forma di cubo alto 4 - 5 cm, armata da 4 lunghi tentacoli con anelli rossi.

Medusa Carybdea marsupialis Foto tratta dalla rete

Medusa Carybdea marsupialis Foto tratta dalla rete

di M. Tempesta



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