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Dai primi di giugno ci sono stati segnalati alcuni avvistamenti di Drymonema dalmatinum una medusa di grandi dimensioni, nelle acque dell’Alto Adriatico. Due esemplari sono stati osservati tra Muggia (Ts) e Pirano (Slovenia), dove uno è stato pure catturato, mentre un terzo, documentato con una foto, è stato segnalato presso le Trezze al largo della Laguna di Grado e Marano.

esemplare catturato (foto Ciriaco)

esemplare catturato a Pirano (foto Ciriaco)

Si tratta della medusa (Classe Scyphozoa) più grande del Mediterraneo, tanto che il suo diametro può misurare fino ad un metro. Drymonema dalmatinum è stata censita oltre che nell’Adriatico anche in altre zone del Mare Mediterraneo, nell’Oceano Atlantico al largo di Gibilterra e al largo Brasile, nel Mar dei Caraibi (dove nel 1999 divenne un flagello lungo le coste di Puerto Rico e dove è nota come “Purple Sea Man”) e nel Golfo del Messico a sud della Florida. Drymonema dalmatinum fu descritta per la prima volta da Heckel nel 1880 al largo delle coste dalmate (da qui il nome). Un anno più tardi lo stesso Haeckel descrisse una seconda specie, D. Victoria, nei pressi di Gibilterra, poi Műller nel 1883 descrisse una terza specie, D. Gorgo presente al largo del Brasile e Antipa nel 1892 una quarta specie, D. cordelio, nel Mare Mediterraneo. Nel 1940 Stiasny stabilì che la specie era unica: D. dalmatinum, mentre tutti le altre denominazioni erano da considerarsi sinonimi. Tuttavia studi molecolari più recenti (KEITH et al., 2010), dimostrano al contrario, che esiste una certa differenza genetica tra le meduse dal bacino Mediterraneo e quelle dell’Atlantico occidentale.

Drymonema dalmatina sulle Trezze (foto Paderni)

Drymonema dalmatinum sulle Trezze (foto Paderni)

Drymonema dalmatinum sembra scomparire per decenni per poi ricomparire all’improvviso ed a volte anche in gruppi assai numerosi. È un po’ strano che un animale tanto grande passi inosservato per tanto tempo, ma probabilmente la specie trascorre periodi molto lunghi in forma di piccoli polipi attaccati al fondo e poi, all’improvviso, quando le condizioni ambientali diventano favorevoli, questi si sviluppano in meduse che si spostano in superficie.

Nell’Adriatico un esemplare maturo è inconfondibile grazie alle sue grandi dimensioni, ma nel caso di individui più giovani e piccoli, questi si possono riconoscere per i numerosissimi tentacoli che singolarmente e non raggruppati in fasci si dipartono da una zona sotto-ombrellare ben più interna rispetto al margine dell’ombrello; ci sono inoltre 16 canali gastro-vascolari.

disegno di Drymonema dalmatinum

disegno di Drymonema dalmatinum

La specie predilige le acque del largo e solo raramente si avvicina alle coste.

Larson (1987) notò che D. Dalmatinum si nutre prevalentemente di Aurelia aurita, un’altra medusa assai comune nelle nostre acque e che gli effetti della predazione possono incidere in modo significativo sulla popolazione di quest’ultima specie. La digestione è extracellulare ed avviene all’interno delle braccia orali dove vengono secrete delle sostanze digestive (proteasi).

Per quanto riguarda la tossicità, molti Autori, la ritengono fortemente urticante e pericolosa, mentre altri, tra cui Williams et al. (2001), riferiscono che il contatto con i tentacoli di D. dalmatinum causa poco danno tissutale e reazioni tossiche moderate. Quindi come spesso accade, gli effetti della tossina sono determinati da molti fattori, tra cui stato di salute generale della vittima, la sua età, la sensibilità individuale alla tossina e l’estensione della zona di contatto.



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