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Come annunciato negli “Eventi”, mercoledì scorso presso l’Istituto “Einaudi” di Staranzano (GO) si è svolto il primo incontro di “Sano come un pesce?”.

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Un relatore durante l’incontro.

Si tratta di un progetto di educazione ambientale rivolto alle scuole ed ai cittadini; esso è organizzato da Legambiente FVG per far conoscere il prodotto pesce nel suo percorso dalla rete al piatto, includendo informazioni sullo stato del nostro mare e sulle implicazioni ecologiche e sociali legate alle pratiche della pesca e dell’acquacoltura.
Il nostro stile di vita impone un massiccio sfruttamento delle risorse della Terra mettendo a dura prova le capacità di sopportazione degli ecosistemi: è quindi necessario considerare seriamente i comportamenti che possono compromettere la nostra salute e quella del pianeta. Legambiente ci invita a riflettere partendo dal prodotto pesce.

Sebbene la scaletta degli interventi attesi, sia stata parzialmente modificata, si è comunque parlato di consumi a chilometro zero in un’ottica di risparmio energetico e di riduzione dell’inquinamento oltre che di utilizzo intelligente delle risorse del territorio e di rispetto delle tradizioni locali.
I biologi hanno illustrato le principali caratteristiche del nostro mare ed hanno parlato dei problemi legati alla gestione della pesca , mentre i veterinari hanno illustrato alcune caratteristiche organolettiche delle più comuni specie ittiche allevate e le principali tecniche di allevamento, dedicando anche giusto spazio al sistema di controlli sanitari che garantiscono la sicurezza e la genuinità dei prodotti che arrivano nei nostri piatti.
E’ stata infine sottolineata la bontà dei prodotti venduti nei mercati ittici della nostra Regione, mercati che possono godere di un pescato fresco grazie ai brevissimi tempi che intercorrono tra la cattura e la vendita.
Ma c’è anche chi è uscito mal ridotto dalla serata: il pangasio.
Più relatori hanno sottolineato le scarse qualità di questo pesce originario del sud-est asiatico ed oramai abbondantemente diffuso nei nostri mercati tanto da comparire sempre più spesso nei nostri piatti e soprattutto nei pasti preparati dalle mense. Si tratta di un prodotto che pur soddisfando tutte le qualità richieste dalle normative sanitarie e legali ha, a suo svantaggio, delle scarse qualità organolettiche e richiede un enorme dispendio di energie per essere trasportato dai luoghi di produzione all’Europa.




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